Quest’anno al festival abbiamo ribadito anche il sostegno ad altre iniziative che coinvolgono compagne e attiviste che lottano per temi a noi cari, e in cui ci siamo in qualche modo coinvolte.
DISABILITY PRIDE BOLOGNA
Domenica 28 settembre si svolgerà il Disability Pride Bologna 2025, un momento importante di lotta e rivendicazione di politiche trasversali, inclusive, intersezionali.
Perché non basta parlare di disabilità , bisogna mettere al centro i bisogni reali delle persone disabili.
Ti aspettiamo il 28 settembre, ore 15:00 in Piazza VIII Agosto, per il corteo e in Piazza San Francesco per le attività . Qui il programma completo e qui il documento politico.
Non puoi partecipare o semplicemente vuoi sostenere il Disability Pride?
Qui due canali per farlo in maniera concreta:
Dona tramite Rete per l’Autonomia
Dona tramite Produzioni dal basso
Aggiornamenti su https://www.instagram.com/disabilitypride.bologna/
RACCOLTA FONDI PER COMPAGNE LESBICHE MIGRANTI
Donne in Strada e Lesbiche Bologna da anni continuano a creare reti di solidarietà transfrontaliere per le persone LGBT* che hanno bisogno di supporto legale per scappare dai loro paesi e per far arrivare l3 loro figli3.
I costi da sostenere per un ricongiungimento famigliare o per una domanda di asilo dall’estero possono essere molto alti e per poterli sostenere abbiamo bisogno della sorellanza lesbica.
La raccolta fondi lanciata da DIS e Lesbiche Bologna aiuterà due sorelle, J. e L., provenienti da Marocco e Camerun, e perseguitate in quanto lesbiche.
J. nel 2018 è venuta in Italia dove ha presentato la richiesta di protezione internazionale perché lesbica in un paese, il Marocco, dove l’omosessualità è illegale. Tuttavia appena lo zio lo scopre la costringe a tornare in Marocco, comunicando alla famiglia che J. è lesbica. Allontanata dalla famiglia, inizia a vivere in isolamento col timore che anche le autorità marocchine la scoprano. Dopo un contatto con Lesbiche Bologna e la Linea Lesbica e Antiviolenza, l’associazione DIS prende in carico il caso, e nonostante sia loro che le avvocate coinvolte stiano seguendo il caso come attiviste lavorando probono, i costi burocratrici iniziano ad essere alti.
L. invece è sbarcata a Lampedusa 3 anni fa, dopo un viaggio lungo, fatto a piedi e con mezzi di fortuna, pericoloso e pervaso da uccisioni e deprivazioni, per lasciare il Camerun, paese dove essere trans o lesbica è illegale e punito con l’incarcerazione, mentre le aggressioni omolesbobitransfobiche sono tollerate. La sua fuga è avvenuta in seguito a violenze brutali e quotidiane agite dal padre e poi dal marito che è stata costretta a sposare.
Quando è riuscita ad organizzare la sua fuga, ha dovuto lasciare le due figlie, affidandole alla cura dell’unica parente delle quale si fidava. Ora è pronta al ricongiungimento, ma gli ostacoli sono i costi esosi e i tempi molto stretti (circa 6 mesi) del ricongiungimento familiare in Italia. Una volta ottenuto il nullaosta dall’ambasciata, bisogna procedere velocemente con tutti i passaggi successivi e i relativi pagamenti, per poter concludere efficacemente la pratica.