Emergenza, raptus e delitto passionale

Tavola rotonda sulla costruzione mediatica del femminicidio in Italia

La scorsa edizione di Some Prefer Cake ha ospitato Zanele Muholi, artivista lesbica nera sudafricana che con la fotografia combatte gli stupri correttivi delle lesbiche nere da parte di parenti, amici, vicini di casa. Massacri sostenuti da una cultura diffusa che perseguita le donne che si sottraggono al primo e più radicato ruolo di genere, quello eterosessuale di moglie (e madre). A queste lesbiche è dedicata l’edizione 2013 di Some Prefer Cake.
La violenza lesbofobica ha profondamente a che fare con la cultura che nutre il femminicidio in tutto il mondo. Per un festival che si occupa di immaginari, è importante affrontare il femminicidio partendo dal modo in cui i media lo costruiscono come realtà collettiva. Il termine nasce dai movimenti di donne sudamericani ed arriva in Italia grazie al decennale lavoro culturale dei centri antiviolenza, agli scritti di attiviste e studiose, alla sua progressiva e capillare diffusione da parte di tante giornaliste. La complessa articolazione della violenza che il femminicidio significa (violenza fisica o psicologica, che attenta all’integrità, allo sviluppo psicofisico, alla salute, alla libertà o alla vita delle donne, col fine di annientarne l’identità) viene però troppo spesso appiattita su quello che più correttamente dovrebbe essere chiamato femicidio (l’uccisione di una donna per motivi di genere). Anche grazie alle nostre mobilitazioni è entrato nella consapevolezza diffusa che ad esercitare violenza non è lo sconosciuto extracomunitario, ma il marito, compagno o ex, in modo trasversale all’età, alla classe sociale, alla provenienza/razza/etnia/religione/cultura. Siamo riuscite a far cambiare quella cornice mediatica dagli esiti razzisti e securitari.
Oggi il timore che abbiamo è ancora una volta la manipolazione delle nostre lotte in chiave emergenziale, voyeuristica, spettacolare, sensazionalistica, morbosa. Nelle cronache locali dei mezzi di informazione troppo spesso si parla di raptus di follia e delitto passionale, concetti direttamente discendenti dal delitto d’onore presente in Italia fino al 1981. La creazione dell’emergenza femminicidio ne oscura la complessità e strutturalità, come dimostra il recente Dl sul femminicidio, che non coglie minimamente la dimensione sistemica del problema, strumentalizza e mortifica le donne.
Durante la tavola rotonda si confronteranno Anna Pramstrahler e Cristina Karadole della Casa delle donne di Bologna, curatrici del blog femicidiocasadonne. wordpress.com, Barbara Romagnoli della rete di giornaliste Gi.U.Li.A, Barbara Spinelli, giurista che da anni lotta per l’applicazione della Cedaw in Italia, e io, Elisa Coco, dell’associazione Comunicattive che, insieme a Fuoricampo, ha organizzato questo appuntamento. E, ovviamente, voi.

Elisa Coco – Associazione Comunicattive